I virus stanno assumendo una sempre maggiore importanza a livello alimentare, in quanto possono essere causa di gastroenteriti virali o epatiti. Spesso per l’instaurarsi della malattia sono necessarie delle condizioni favorevoli per il patogeno, che comprendono: fattori ambientali, sociali, fisici, biologici, condizione dell’ospite e virulenza del patogeno. I virus dell’epatite sono patogeni responsabili delle epatiti virali, con processo infettivo a carico del fegato; si possono classificare in base alla via di trasmissione, come la via oro- fecale per epatite A ed E, e trasmissione parentale o sessuale per epatite B, D e C.
In questo articolo ci soffermeremo sui virus che causano epatiti con trasmissione oro- fecale.
Il virus dell’epatite A (HAV) è responsabile della maggior parte delle epidemie virali di origine alimentare, è un virus a singolo filamento di RNA avvolto positivamente, fa parte della famiglia delle Picorniviridae e si replica principalmente negli epatociti (cellule del fegato). Sono virus molto piccoli di forma sferica, con nucleocapside icosaedrico e sono sprovvisti di pericapside. Esiste in un doppio fenotipo: virioni nudi, responsabili di trasmissione fecale da ospite a ospite e virioni quasi-avvolti, responsabili di trasmissione cellulare ed alle volte trasmissione parenterale da ospite a ospite.
Il virus HAV viene quindi ingerito per via orale consumando acqua o alimenti contaminati, successivamente viene captato nel tratto gastrointestinale dove le particelle di HAV vengono trasportate alla membrana basolaterale dell’epatocita attraverso la circolazione portale; il danno epatocellulare è mediato da meccanismi immunitari, ed è dovuto all’azione dei linfociti T citotossici che uccidono le cellule che risultano infettate, contribuendo in questo modo al danno epatico, la risposta immunitaria è responsabile dei test sierologici diagnostici.
Il HAV è escreto nella bile ed espulso con le feci, dove la concentrazione è più alta durante le 2 settimane prima dell’inizio dell’ittero.
La malattia non prevede portatori sani, ha un’incidenza sui bambini sotto i 10 anni e le forme gravi sono rare sopra i 50 anni. I sintomi che si manifestano sono epatite acuta con ittero, febbre, inappetenza, dolori muscolari, cefalea e vomito.
Il periodo d’incubazione va da 3 a 5 settimane, a cui segue la produzione di anticorpi protettivi che permangono poi per tutta la vita. L’arma di prevenzione più efficace è la vaccinazione con virus inattivati e la terapia è volta alla soppressione dei sintomi.
Questo virus viene diagnosticato con ricerca sierologica di anticorpi specifici, come IgM e IgG.
Il virus dell’epatite E (HEV) sta guadagnando una maggiore importanza come virus a trasmissione alimentare, con infezione dovuta all’ingestione di cibi come carne cruda o poco cotta, principali fonti da cui questo virus si trasmette.
Fa parte della famiglia delle Caliciviridae, anche questo virus è sprovvisto di capside, ha nucleo icosaedro e genoma a singolo filamento di RNA, avvolto positivamente; inoltre, risulta leggermente più grande del virus dell’epatite A (HAV), con un diametro di circa 27-34nm.
Sono stati identificati 4 genotipi del HEV: i genotipi 1 e 2 sono virus che si trasmettono per via oro-fecale da acque contaminate, presente soprattutto in paesi in via di sviluppo; di solito si riscontrano in giovani adulti (tra i 15 e i 40 anni), in cui causa un’infezione acuta autolimitante, normalmente non evolve in un’infiammazione cronica. I genotipi 3 e 4 si riscontrano principalmente negli animali e si trasmettono all’uomo con il consumo di carne poco cotta, diffusi principalmente in paesi come gli Stati Uniti, Australia, Cina e Giappone.
Il virus HEV trasmette un’epatite acuta, solitamente non associata ad ittero ed autolimitante, ha decorso benigno e solo raramente può portare al decesso. Ha un periodo di incubazione di circa 15-60 giorni, può dare infezioni silenti o acute sintomatiche. Le persone maggiormente a rischio sono le donne in gravidanza, pazienti immunocompromessi o con cirrosi epatica, dove questa epatite può anche portare a morte o ricovero. I sintomi sono soprattutto nausea, riduzione dell’appetito, vomito e febbre; la patogenesi può anche essere extra epatica (non a carico del fegato).

