La sindrome del colon irritabile (IBS) è un disordine della funzione gastrointestinale, condizione molto frequente caratterizzata da un disturbo della motilità intestinale, in cui si alternano diarrea e stipsi. All’instaurarsi di questa sindrome concorrono diversi fattori, come:
- dieta sbilanciata
- alterazioni del microbiota
- virus
- fattori genetici
- patologie.
Affligge circa il 20% della popolazione mondiale, soprattutto donne, con un’età compresa tra i 20-50 anni, fase in cui si è maggiormente sottoposti a stress. E’ di frequente riscontro soprattutto nei Paesi occidentali, in particolare nelle aree urbane. Ha un andamento cronico a carattere fluttuante, possono quindi presentarsi delle riacutizzazioni dei sintomi, principalmente in periodi di stress fisici ed emotivi; l’intestino dei pazienti affetti tende ad essere più sensibile ad elementi normalmente innocui, come alimenti o bevande. Si differenzia dalle malattie intestinali infiammatorie, in quanto non causa infiammazione ne cambiamenti morfologici del tratto intestinale. Esistono tre tipologie di IBS: stipsi con dolore addominale cronico (feci dure ed evacuazione difficoltosa); diarrea (più di tre scariche giornaliere); alternarsi di periodi di stipsi e diarrea. Le cause scatenanti sono molteplici, ma durante gli esami di laboratorio o imaging, non viene rilevata alcuna causa organica ne lesioni anatomiche specifiche; l’intestino, in sostanza, perde la capacità di contrarsi e rilasciarsi normalmente. I fattori principalmente coinvolti sembrano essere:
- stress
- intolleranze/allergie
- motilità intestinale alterata
- disbiosi (articolo disbiosi)
- farmaci
- fattori psicosociali
- iperalgesia viscerale (ipersensibilità alla distensione della parete intestinale con aumento della percezione del dolore)
- suscettibilità individuale
- alcol e fumo possono aggravare i sintomi.
Per quanto riguarda la sintomatologia, i sintomi sono indotti principalmente dall’ingestione di cibo o stress, si verificano ad intervalli irregolari e ricorrenti. I pazienti riportano una sintomatologia molto ampia, che comprende: gonfiore, evacuazione difficoltosa, dolore correlato alla defecazione, diarrea, presenza di muco, dolore e fastidio addominali. Sono inoltre riportati, diversi sintomi extra intestinali come: difficoltà nella minzione, disturbi ginecologici, bolo isterico (condizione in cui si avverte fastidio alla gola e difficoltà nella deglutizione, causato dalla sensazione della presenza di un corpo estraneo). Possono alternarsi fasi di stipsi a diarrea. Sebbene sia una condizione benigna, può comunque compromettere la qualità della vita in quanto, oltre i sintomi sopra citati, i pazienti avvertono anche debolezza, emicrania, ansia, affaticamento e problemi nella sfera sessuale. La diagnosi avviene normalmente per esclusione, in quanto i sintomi sono per lo più aspecifici e non sono presenti malattie organiche che possano giustificare la diagnosi. Quando si presentano i sintomi sopracitati, si può valutare di indirizzare il paziente verso esami specifici, come la colonscopia, per escludere possibili altre cause. In particolare, i sintomi di allarme sono:
- Insorgenza dopo i 50 anni;
- Anemia;
- Febbre;
- Dimagrimento non correlato a dieta o altre cause;
- Sangue nelle feci
- Dolore che non migliora dopo defecazione.
Nel caso in cui il peggioramento dei sintomi sia legato all’assunzione di cibi, sono consigliati test per escludere allergie/intolleranze o malassorbimento. Invece, qualora non si manifestino sintomi, il medico può valutare in base alla familiarità con disturbi gastrointestinali, sintomi aspecifici ed extraintestinali come mal di testa, mal di schiena o disturbi urinari. Tra gli esami specifici utili ad escludere altre cause troviamo: la colonscopia (esame del colon con eventuale biopsia); breath test (per intolleranze); esami del sangue per celiaci (con ricerca degli anticorpi); tomografia computerizzata (immagini organi interni). La strategia terapeutica si basa prevalentemente sul trattamento dei sintomi, essendo spesso sconosciuta la causa scatenante.

